Legge di bilancio 2018: le proposte di ADI alla Camera

Legge di bilancio 2018: le proposte di ADI alla Camera

Nelle scorse settimane sono stati discussi da parte delle commissioni della Camera dei Deputati una serie di emendamenti al DDL Bilancio 2018 che interessano direttamente i dottorandi e i precari della ricerca. Diverse proposte emendative presentate dai gruppi parlamentari hanno accolto le richieste avanzate da ADI per la valorizzazione del dottorato e per il reclutamento dei ricercatori.

 

Passi avanti sul reclutamento?

Dopo l’approvazione al Senato del piano di reclutamento straordinario di 1300 ricercatori di tipo b (RTDb), insieme alle organizzazioni rappresentative dei ricercatori precari, ADI ha chiesto alle forze politiche un impegno a rafforzare le misure per l’assunzione di giovani ricercatori universitari.

Tra le principali richieste della campagna “Ricerca è futuro”, promossa da ADI, FLC-CGIL ed ARTeD, c’è quella di mettere fine al provvedimento relativo alle “Cattedre Natta” e di impiegare la restante parte di quel fondo per il reclutamento di RTDb: questa richiesta è stata in un primo tempo accolta da un emendamento a firma dell’onorevole Crimì, approvato dalla VII Commissione (Cultura e Istruzione) della Camera, ma bocciato proprio ieri (16 dicembre) dalla V Commissione Bilancio.

L’emendamento prevedeva lo stanziamento di 9,6 milioni per il 2018 e di 62 milioni a decorrere dal 2019 per il reclutamente RTDb, nei fatti azzerando il fondo per le “Cattedre Natta”, già parzialmente spolpato da altri interventi. Se approvata, la misura avrebbe portato all’assunzione di circa 350 RTDb in più all’anno a partire dal 2019, che uniti a quelli già previsti avrebbero portato all’assunzione di circa 790 ricercatori all'anno per tre anni.

La bocciatura dell’emendamento Crimì rappresenta l’ennesimo tentativo abortito di una significativa riapertura dei canali di reclutamento nel sistema universitario, in un momento in cui quasi 1000 posti di ruolo vengono persi ogni anno a causa dei pensionamenti. Per questo chiediamo che il governo recuperi l’emendamento Crimì, lo faccia proprio e lo sottoponga al voto dell’aula della Camera.

Una seconda proposta promossa da ADI e dalle altre organizzazioni di ricercatori è quella di incentivare il reclutamento di ricercatori negli atenei in cui il numero di professori associati ed ordinari sia sensibilmente maggiore rispetto a quello dei ricercatori a tempo indeterminato e determinato.

Su questo versante la VII Commissione Cultura ha approvato l’emendamento 4768/VII/1.37 promosso dall’On. Ghizzoni. L’emendamento recupera un analogo testo proposto dal Sen. Verducci in Senato, e stabilisce che per il triennio 2018-2020 le Università statali con un numero di RTDb inferiore al numero di professori associati al 31 dicembre dell’anno precedente debbano assumere un numero di RTDb “almeno pari al numero di professori di I e II fascia reclutati nel medesimo periodo maggiorato del 50 per cento nei limiti delle risorse disponibili”. Si tratta di una misura senz’altro importante che, pur non separando il canale di reclutamento da quello relativo alle progressioni di carriera, garantisce che la maggior parte delle risorse sia destinata al reclutamento e all’assunzione di ricercatori.

Nello stesso emendamento è stata accolta un’altra proposta di ADI: l’innalzamento della quota di finanziamenti per i “dipartimenti di eccellenza” da destinare al reclutamento di RTDb. Tale quota passerebbe, infatti, dal 25% al 40%. Si tratta  di un provvedimento decisamente positivo, che purtroppo avrà valore solo “a decorrere dal finanziamento relativo al quinquennio 2023-2027”: un rinvio di oltre cinque anni del tutto incomprensibile di fronte alla pressante emergenza del precariato della ricerca.

Una misura “correttiva” del disegno complessivo sui dipartimenti di eccellenza, dunque, rispetto ai quali ADI rimane comunque critica. I “dipartimenti di eccellenza”, infatti, si qualificano come ulteriore spinta alla divaricazione geografica e disciplinare del sistema universitario e della ricerca in Italia, già segnalata dai dati della VII Indagine ADI su Dottorato e Post-Doc.

Ancora nel medesimo emendamento, fra gli obiettivi del piano straordinario di reclutamento viene proposto un esplicito riferimento alla finalità “di riequilibrare la presenza di giovani ricercatori nei vari territori”. Un criterio che risponde alle richieste da noi avanzate insieme a molte altre organizzazioni, ma che - a differenza dell’analogo emendamento già avanzato in commissione Cultura al Senato - in assenza di un esplicito superamento del principio di assegnazione in base ai risultati della VQR, come previsto nel testo della legge di bilancio licenziato dal Senato, resterà probabilmente solo un auspicio su carta.

L’emendamento proposto dall’On. Ghizzoni risulta al momento accantonato in attesa di una proposta di riformulazione da parte del Governo. Ci auguriamo che la riformulazione non ne stravolga il senso, e contribuisca invece a renderlo ancora più incisivo.

 

Dottorato: confermato l’aumento della borsa

Lo stanziamento del fondo da 20 milioni di euro destinato all’aumento delle borse di dottorato, approvato al Senato in seguito alle richieste di ADI (cfr. relazione illustrativa alla manovra, pag.168) e alle mozioni approvate in CNSU, non è stato oggetto di emendamenti alle competenti commissioni della Camera dei Deputati e dunque ha forti probabilità di essere conservato nel testo finale che sarà sottoposto al voto. La misura, che dovrebbe attendere il decreto attuativo del MIUR per diventare effettiva, confermerebbe quindi un aumento di circa 80 euro per i dottorandi borsisti. Si tratta di una cifra inferiore a quanto necessario per il raggiungimento del minimale contributivo INPS; tuttavia rappresenta una prima grande vittoria per la campagna “La Borsa e la Vita” e per una battaglia - quella dell’aumento della borsa - che ADI sostiene da anni e che non ha intenzione di abbandonare.

Una piccola novità arriva dalla XI Commissione Lavoro, che ha approvato un emendamento presentato dall’on. Gribaudo con cui si intende estendere la decontribuzione fiscale a favore delle imprese per l’assunzione di under 30 con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Alle imprese verrebbe riconosciuto, per un massimo di 3 anni e di 3000 euro l’anno, l’esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. Nello specifico la misura prevede che tale bonus sia riferito anche a chi si sia iscritto a un corso di dottorato prima di aver compiuto 30 anni, e resta valido entro i 6 mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca, analogamente a quanto accade per i neo-laureati.

In base alle nostre stime, nel caso peggiore (ma con alte probabilità di verificarsi) la platea dei beneficiari del provvedimento sarebbe pari a circa 890 dottori di ricerca per anno nel caso in cui a tutti fosse riconosciuto l’esonero massimo.

Questo provvedimento si limita a estendere la finestra temporale dell’età anagrafica entro cui si applica il regime di decontribuzione già previsto per i neo-laureati, senza prevedere alcun incentivo aggiuntivo e specifico per l’assunzione dei dottori di ricerca, che risultano così al pari di un neo-laureato. Inoltre la misura introduce una discriminazione ingiustificabile verso tutti coloro che si iscrivono ad un corso di dottorato dopo i trent’anni, platea che la VI Indagine ADI su Dottorato e Post-Doc stima essere vicina ad un terzo dei dottorandi, nonché verso tutti i dottori di ricerca che abbiano conseguito il titolo da più di 6 mesi.

Oltre alle criticità elencate, l’effetto della decontribuzione sul mercato del lavoro è in ogni caso dibattuto. Malgrado questo tipo di misure sembri avere un effetto positivo sulla domanda di lavoro da parte delle imprese, bisogna considerare che lo stimolo attualmente previsto è largamente inferiore a quello già sperimentato nel 2015/16 (8000 euro). Inoltre l’effetto della decontribuzione sui salari dei beneficiari sembra essere negativo, come descritto in uno studio preliminare da Effrosyni Adamopoulou e Eliana Viviano, due ricercatori della Banca d’Italia.

Purtroppo non ci è stata data occasione di esporre ai deputati che hanno promosso l’emendamento le nostre perplessità, ed è dunque mancato quel salutare e positivo confronto tra le parti che avrebbe potuto portare all’elaborazione di una proposta efficace e completa per la valorizzazione del dottorato e della ricerca nel settore privato.

 

I prossimi passi

Al termine della discussione in commissione bilancio, prevista a brevissimo termine, la manovra approderà al giudizio dell’aula di Montecitorio. Per la prima volta dopo anni, abbiamo riscontrato in questi mesi un forte interesse dei decisori sui temi universitari, tale da consentire di portare in porto alcune importanti misure. Altri provvedimenti, ugualmente importanti, sono però ancora in alto mare.
Malgrado gli spazi di intervento siano molto ridotti, chiediamo a tutti i deputati e al governo di farsi portavoce delle richieste di migliaia di dottorandi e precari della ricerca, che chiedono maggiore attenzione all’università e al loro futuro. Le proposte dell’ADI sono già sul tavolo: fondo per la mobilità all’estero destinato ai dottorandi senza borsa, esenzione dal pagamento delle tasse universitarie per i borsisti, aumento del piano di reclutamento attraverso il recupero dell’emendamento Crimì e la definitiva soppressione delle “Cattedre Natta”. Misure di buon senso che, qualora approvate, potrebbero davvero porre le basi per una svolta decisiva per l’Università e la Ricerca in Italia.