
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sez. V, sentenza n. 2832/2025) ha accolto il ricorso di una dottoranda esclusa dal corso di PhD e obbligata a restituire la borsa di dottorato, dopo un lungo periodo di malattia certificata. La vicenda è emblematica e riguarda temi che toccano tutta la comunità dottorale: il diritto alla salute, la corretta applicazione dei regolamenti di dottorato, il rapporto di buona fede tra università e dottorandi.
La storia del caso
Una dottoranda, ammessa con borsa PNRR a un corso di dottorato, aveva comunicato fin da gennaio 2024 le proprie condizioni di salute al coordinatore del dottorato, inviando certificati medici e chiedendo successivamente la sospensione prevista dal regolamento.
L’università, nonostante le interlocuzioni e le rassicurazioni fornite, ha disposto la sua esclusione dal dottorato, ritenendo “ingiustificate” le assenze, e ha richiesto la restituzione dei ratei di borsa percepiti nei mesi di malattia.
La decisione del TAR
Il TAR ha ribaltato questa impostazione:
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le assenze erano giustificate dai certificati medici;
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il regolamento d’ateneo e il DM 226/2021 prevedono la sospensione del dottorato in caso di malattia superiore a 30 giorni;
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l’università aveva fornito rassicurazioni, generando un legittimo affidamento che non può essere disatteso;
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l’esclusione è stata quindi contraria ai principi di buona fede, proporzionalità e collaborazione che devono sempre improntare i rapporti tra dottorandi e amministrazioni.
Il TAR ha dunque annullato l’esclusione e confermato il diritto della dottoranda a proseguire il proprio percorso.
Perché questa sentenza è importante
La pronuncia rappresenta un precedente rilevante perché afferma con chiarezza che:
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la malattia non può mai essere trattata come assenza ingiustificata;
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i regolamenti di dottorato e il DM 226/2021 garantiscono la possibilità di sospensione, senza penalizzare la continuità del percorso formativo;
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il rapporto di fiducia tra dottorandi e università deve essere tutelato, evitando decisioni arbitrarie che incidono sulla carriera e sulla vita delle persone.
Cosa fare se ti trovi in una situazione simile
La comunità dottorale deve conoscere i propri diritti e sapere come attivarli in caso di difficoltà. Ecco alcune indicazioni pratiche:
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Documenta sempre la malattia: invia certificati medici all’università appena possibile, conservando copia delle comunicazioni.
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Chiedi formalmente la sospensione: i regolamenti prevedono questa possibilità per malattia oltre i 30 giorni.
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Fai valere il principio di buona fede: se l’amministrazione ti ha rassicurato informalmente, queste comunicazioni contano ai fini del legittimo affidamento.
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Se subisci provvedimenti di esclusione o restituzione della borsa, rivolgiti a un legale, a un sindacato o all’ADI: è possibile impugnarli davanti al TAR.
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Condividi la tua esperienza: la forza della comunità dottorale sta nella solidarietà e nella capacità di fare rete per tutelare diritti comuni.
Questa sentenza dimostra che la tutela della salute è un diritto fondamentale anche nel percorso di dottorato. Nessun dottorando o dottoranda deve essere lasciato solo di fronte a un momento di fragilità.
L’ADI continuerà a vigilare e a fornire supporto legale e politico affinché i dottorati di ricerca siano percorsi equi, inclusivi e rispettosi dei diritti di tutte e tutti.
Se ti trovi in una situazione simile, scrivici: insieme possiamo costruire un’università più giusta.
Pubblicato Sab, 30/08/2025 - 12:42
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